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Diario


30 ottobre 2008

Berlusconi sogna di diventare un autocrate?

Non bastava Putin: Berlusconi è prodigo di elogi anche verso il presidente del Kazakhstan. Sembra guardare sempre più all'Est e agli "uomini forti" di quelle parti. Che sia per l'influenza del santone filorusso Antonio Meneghetti, amico di Dell'Utri e probabilmente anche suo (se Meneghetti lo chiama "Silvio" ci sarà un motivo)? Effettivamente Meneghetti potrebbe fargli da Rasputin.

(AGI) - Roma, 29 ott. - "Andate tutti in vacanza in Kazakhstan: lì c'è un signore che è mio amico, non a caso ha il 91% dei voti e ha fatto cose straordinarie". Lo ha affermato, durante il suo intervento alla Confcommercio, Silvio Berlusconi raccontando la sua visita ad Astana, di ritorno dalla Cina.
 
Su questo politico-modello amico di Berlusconi è interessante leggere questo articolo del 2007 tratto da http://it.peacereporter.net/articolo/8581/

Sempre più padrone
 
Nelle elezioni parlamentari, il partito del presidente kazako Nazarbayev conquista 98 seggi su 98
 
Voti mancanti o cambiati, documenti con firme falsificate, nuove regole per ostacolare le candidature dell'opposizione. Ovvero: niente di nuovo in Kazakistan, Paese che nei sedici anni dall'indipendenza non ha mai avuto elezioni giudicate regolari dagli osservatori internazionali. Stavolta il partito del presidente Nursultan Nazarbayev, Nur Otan (“luce della madrepatria”), ha fatto cappotto: ha conquistato 98 seggi sui 98 in palio, nelle elezioni per il rinnovo della Camera bassa del Parlamento; gli occupanti di altri nove seggi verranno nominati in seguito. Per il 67enne Nazarbayev, “uomo forte” del Paese dal 1989, “hanno vinto tutti i kazaki”. Ma l'opposizione lo accusa di aver messo in piedi un sistema sovietico, e gli stessi osservatori dell'Osce hanno denunciato irregolarità peggiori del solito.
 
I dati. Nur Otan ha conquistato l'88 percento dei voti lasciando le briciole ai due partiti di opposizione, rimasti al di sotto della soglia del sette percento necessaria per entrare in Parlamento. “Ma non ne facciamo una tragedia”, ha chiosato Nazarbayev annunciando i risultati delle elezioni “giuste e oneste, in cui hanno partecipato tutti i partiti”. Per questo ex operaio di acciaieria, che ha fatto carriera nel Partito comunista sovietico prima di diventare il padre dell'indipendenza kazaka, si tratta dell'ennesima vittoria che rafforza il suo incontrastato dominio. Rieletto solo due anni fa con il 91 percento dei voti, Nazarbayev aveva convocato queste elezioni anticipate dopo aver introdotto riforme costituzionali che gli permetteranno probabilmente di guidare il Paese a vita. In cambio di maggiori poteri dati al Parlamento, è stato infatti tolto il limite di mandati presidenziali consecutivi.
 
Le perplessità degli osservatori. L'Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (Osce), che ha inviato in Kazakistan 450 osservatori, ha criticato lo svolgimento delle operazioni elettorali: nel 40 percento dei seggi la situazione è stata descritta “brutta o pessima”. Ciò rappresenta un peggioramento rispetto al 20-25 percento di irregolarità notate quattro anni fa, o al 19 percento delle presidenziali di due anni fa. Il leader della delegazione, il canadese Consiglio Di Nino, si è comunque detto ottimista. “Nonostante le preoccupazioni contenute nel nostro rapporto, credo che queste elezioni abbiano portato il Kazakistan ulteriormente avanti nella sua evoluzione verso un Paese democratico”, ha detto. Urdur Gunnarsdottir, un'osservatrice che ha seguito il voto, racconta a PeaceReporter un quadro diverso: “Ci sono stati problemi con i conteggi, voti mancanti, casi di preferenze erroneamente assegnate al partito del presidente in fase di scrutinio, e spesso l'attività di noi osservatori è stata ostacolata”, spiega. “In campagna elettorale, l'opposizione ha avuto un accesso ai media più equo rispetto al passato. Ma candidarsi è stato reso più difficile: una nuova legge ha disposto che per farlo bisogna risiedere in Kazakistan da almeno dieci anni. Nelle mie tre esperienze da osservatrice in Kazakistan, questa è quella in cui ho notato maggiori irregolarità”.
 
Stabilità premiata all'estero. Ma per quanto negativo, il rapporto dell'Osce difficilmente aumenterà la pressione estera su Nazarbayev. Garantendo stabilità a un Paese le cui riserve di petrolio e gas fanno gola a molti, il presidente intrattiene buoni rapporti con Stati Uniti, Russia e Cina. Di conseguenza, in Kazakistan operano compagnie energetiche di tutti questi tre stati, oltre a quelle europee. La posizione del Paese è strategica anche perché, essendo il nono al mondo per superficie, oleodotti e gasdotti dell'Asia centrale devono quasi per forza attraversarlo. Una crescita economica superiore al 9 percento l'anno, favorita anche dall'alto prezzo del petrolio, ha contribuito a rendere Nazarbayev sempre più forte. Se poi il Kazakistan diventerà anche presidente dell'Osce nel 2009, come richiesto da Nazarbayev nel tentativo di migliorare l'immagine del Paese, per un anno il padre della patria kazaka sarebbe in teoria il responsabile degli stessi osservatori che ora lo criticano.

20/08/2007_




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30 ottobre 2008

Curiosità sulla manifestazione del Circo Massimo

La manifestazione è stata utile?

Davvero Veltroni ha detto: "Siamo due milioni e mezzo"?

Ha ragione Gasparri a dire che Veltroni dovrebbe dimettersi?

La superficie del Circo Massimo è 73.000 mq o 140.000 mq?

LEGGI IL POST




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23 ottobre 2008

Cossiga consiglia: Maroni usi gli agenti provocatori come ho fatto io

Andrea Cangini: Presidente Cossiga, pensa che minacciando l'uso della forza pubblica contro gli studenti Berlusconi abbia esagerato?
Francesco Cossiga: Dipende, se ritiene d'essere il presidente del Consiglio di uno Stato forte, no, ha fatto benissimo. Ma poiché l'Italia è uno Stato debole, e all'opposizione non c'è il granitico Pci ma l'evanescente Pd, temo che alle parole non seguiranno i fatti e che quindi Berlusconi farà una figuraccia.
Cangini: Quali fatti dovrebbero seguire?
Cossiga
: Maroni dovrebbe fare quel che feci io quand'ero Ministro dell'interno.
Cangini:
Ossia? 
Cossiga:
In primo luogo, lasciar perdere gli studenti dei licei, perché pensi a cosa succederebbe se un ragazzino rimanesse ucciso o gravemente ferito... 
Cangini:
Gli universitari, invece? 
Cossiga:
Lasciarli fare. Ritirare le forze di polizia dalle strade e dalle università, infiltrare il movimento con agenti provocatori pronti a tutto, e lasciare che per una decina di giorni i manifestanti devastino i negozi, diano fuoco alle macchine e mettano a ferro e fuoco le città.
Cangini: Dopo di che? 
Cossiga:
Dopo di che, forti del consenso popolare, il suono delle sirene delle ambulanze dovrà sovrastare quello delle auto di polizia e carabinieri. 
Cangini:
Nel senso che... 
Cossiga:
Nel senso che le forze dell'ordine non dovrebbero avere pietà e mandarli tutti in ospedale. Non arrestarli, che tanto poi i magistrati li rimetterebbero subito in libertà, ma picchiarli e picchiare anche quei docenti che li fomentano
Cangini:
Anche i docenti? 
Cossiga:
Soprattutto i docenti. 
Cangini:
Presidente, il suo è un paradosso, no? 
Cossiga:
Non dico quelli anziani, certo, ma le maestre ragazzine sì. Si rende conto della gravità di quello che sta succedendo? Ci sono insegnanti che indottrinano i bambini e li portano in piazza: un atteggiamento criminale! 
Cangini:
E lei si rende conto di quel che direbbero in Europa dopo una cura del genere? In Italia torna il fascismo, direbbero. 
Cossiga: Balle, questa è la ricetta democratica: spegnere la fiamma prima che divampi l'incendio.

LEGGI TUTTA L'INTERVISTA

Malvino invita a fare conoscere al maggior numero possibile di persone queste parole di Cossiga. Leggendole il pensiero non può che andare alla povera Giorgiana Masi. L'ha ricordata Donatella Poretti, che ha commentato in Senato l'intervista di Cossiga. Il suo intervento si può leggere qua o qua.

AGGIORNAMENTO: IL GIALLO DELLE DUE VERSIONI

Su parecchi siti e blog l'intervista è stata riportata in una versione caratterizzata da piccole ma molto significative differenze. Questa versione, che è quella originale, è stata pubblicata da Dagospia e la potete leggere a questo link. Si trova anche qua.

Le differenze, come dicevo, sono significative: prima di tutto manca la domanda "Presidente, il suo è un paradosso, no?". E infatti nella seconda versione tale domanda ha l'aria di qualcosa di aggiunto:

D: Anche i docenti?
R: Soprattutto i docenti.
D: Presidente, il suo è un paradosso, no?
R: Non dico quelli anziani, certo, ma le maestre ragazzine sì.

Cossiga ignora la domanda. Come mai? Semplice: con ogni probabilità quella domanda non gli è stata fatta. Questa invece è la versione originale: 

D: Anche i docenti?
R: Soprattutto i docenti. Non quelli anziani, certo, ma le maestre ragazzine sì.

A differenza dell'altra, fila perfettamente.

Nella versione originale Cossiga si esprime in modo ancora più duro:

Nel senso che le forze dell'ordine dovrebbero massacrare i manifestanti senza pietà e mandarli tutti in ospedale. Non arrestarli, che tanto poi i magistrati li rimetterebbero subito in libertà, ma picchiarli a sangue e picchiare a sangue anche quei docenti che li fomentano.

Il blogger zesitian riporta la seconda versione dell'intervista ma scrive:

Nel sito del Governo è poi sparito un passaggio ("Nel senso che le forze dell'ordine dovrebbero massacrare i manifestanti senza pietà e mandarli tutti in ospedale"), diciamo più espressivo, sostituito da quello che avete letto.

Ma in edicola quale delle due versioni è arrivata? A giudicare dall'immagine su www.senato.it/notizie/RassUffStampa/081023/jmsra.tif, su rassegna.camera.it  e su http://rassegna.governo.it/rs_pdf/pdf/JMS/JMSRA.pdf sembra che chi ha comprato il giornale abbia trovato la seconda versione. Però Dagospia da dove è immaginabile che abbia preso la vecchia versione se non da un giornale cartaceo?

IL GIALLO DELLE DUE VERSIONI (SECONDA PARTE)

Ho trovato con un motore di ricerca due blog che riportano un'agenzia Adnkronos relativa all'intervista. Unpercento la riporta così:

Roma, 23 ott. - (Adnkronos) - “Non esagero, credo davvero che il terrorismo tornerà ad insanguinare le strade di questo Paese. E non vorrei che ci si dimenticasse che le Brigate Rosse non sono nate nelle fabbriche ma nelle università. E che gli slogan che usavano li avevano usati prima di loro il Movimento studentesco e la sinistra sindacale”. Lo ha detto il presidente emerito della Repubblica, Francesco Cossiga, in un’intervista a ‘Qn’. “Non è possibile, è probabile” che la storia si ripeta, ha aggiunto. “Per questo dico: non dimentichiamo che le Br nacquero perché il fuoco non fu spento per tempo”, ha sottolineato. Quanto alla possibilità di usare la forza pubblica espressa dal presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, Cossiga ha detto: “Se ritiene d’essere il presidente del Consiglio di uno Stato forte ha fatto benissimo. Ma poiché l’Italia è uno Stato debole, e all’opposizione non c’è il granitico Pci ma l’evanescente Pd, temo che alle parole non seguiranno i fatti e che quindi Berlusconi farà quantomeno una figuraccia”. “Maroni dovrebbe fare quello che feci io quando ero ministro dell’Interno”, ha continuato. “In primo luogo -ha detto Cossiga- lasciare perdere gli studenti dei licei, perché pensi a cosa succederebbe se un ragazzino di dodici anni rimanesse ucciso o gravemente ferito…”. “Lasciar fare gli universitari - ha continuato - Ritirare le forze di polizia dalle strade e dalle università, infiltrare il movimento con agenti provocatori pronti a tutto, e lasciare che per una decina di giorni i manifestanti devastino i negozi, diano fuoco alle macchine e mettano a ferro e fuoco le città. Dopo di che, forti del consenso popolare, il suono delle sirene delle ambulanze dovrà sovrastare quello delle auto di polizia e carabinieri”, ha affermato Cossiga. “Nel senso che le forze dell’ordine non dovrebbero avere pietà e mandarli tutti in ospedale -ha continuato- Non arrestarli, che tanto poi i magistrati li rimetterebbero subito in libertà, ma picchiarli e picchiare a sangue anche quei docenti che li fomentano”. “Soprattutto i docenti -ha sottolineato- Non dico quelli anziani, certo, ma le maestre ragazzine sì. Si rende conto della gravità di quello che sta succedendo? Ci sono insegnanti che indottrinano i bambini e li portano in piazza: un atteggiamento criminale”. “Questa è la ricetta democratica: spegnere la fiamma prima che divampi l’incendio”, ha affermato.

Insomma, c'è "picchiare a sangue" ma non "massacrare": una via di mezzo tra la prima e la seconda versione dell'intervista. Unpercento riporta l'agenzia anche qua

L'agenzia riportata dall'altro blog, Torto1985 (che l'ha presa da qua) è un po' diversa:

Roma, 23 ott. - (Adnkronos) - «Non esagero, credo davvero che il terrorismo tornerà ad insanguinare le strade di questo Paese. E non vorrei che ci si dimenticasse che le Brigate Rosse non sono nate nelle fabbriche ma nelle università. E che gli slogan che usavano li avevano usati prima di loro il Movimento studentesco e la sinistra sindacale». Lo ha detto il presidente emerito della Repubblica, Francesco Cossiga, in un'intervista a 'Qn'. «Non è possibile, è probabile» che la storia si ripeta, ha aggiunto. «Per questo dico: non dimentichiamo che le Br nacquero perchè il fuoco non fu spento per tempo», ha sottolineato. Quanto alla possibilità di usare la forza pubblica espressa dal presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, Cossiga ha detto: «Se ritiene d'essere il presidente del Consiglio di uno Stato forte ha fatto benissimo. Ma poichè l'Italia è uno Stato debole, e all'opposizione non c'è il granitico Pci ma l'evanescente Pd, temo che alle parole non seguiranno i fatti e che quindi Berlusconi farà quantomeno una figuraccia». «Maroni dovrebbe fare quello che feci io quando ero ministro dell'Interno», ha continuato. «In primo luogo -ha detto Cossiga- lasciare perdere gli studenti dei licei, perchè pensi a cosa succederebbe se un ragazzino di dodici anni rimanesse ucciso o gravemente ferito...». «Lasciar fare gli universitari - ha continuato - Ritirare le forze di polizia dalle strade e dalle università, infiltrare il movimento con agenti provocatori pronti a tutto, e lasciare che per una decina di giorni i manifestanti devastino i negozi, diano fuoco alle macchine e mettano a ferro e fuoco le città. Dopo di che, forti del consenso popolare, il suono delle sirene delle ambulanze dovrà sovrastare quello delle auto di polizia e carabinieri. Le forze dell’ordine dovrebbero massacrare i manifestanti senza pietà e mandarli tutti in ospedale. Non arrestarli, che tanto poi i magistrati li rimetterebbero subito in libertà, ma picchiarli a sangue e picchiare a sangue anche quei docenti che li fomentano. Non quelli anziani, certo, ma le maestre ragazzine sì».

Qua c'è anche "massacrare". Dunque, a quanto pare, c'è stata una prima versione dell'agenzia in cui c'era "massacrare" e una seconda in cui è stato tolto.

Però anche la seconda versione dell'agenzia è violenta, e allora che si fa? Si mutila l'agenzia eliminando la parte finale. Nel sito www.adnkronos.com infatti l'agenzia è riportata così:

SCUOLA, COSSIGA: ''C'E' RISCHIO TERRORISMO ANCHE BR SONO NATE NELLE UNIVERSITA'''

''Non esagero, credo davvero che il terrorismo tornera' ad insanguinare le strade di questo Paese. E non vorrei che ci si dimenticasse che le Brigate Rosse non sono nate nelle fabbriche ma nelle universita'. E che gli slogan che usavano li avevano usati prima di loro il Movimento studentesco e la sinistra sindacale''. Lo ha detto il presidente emerito della Repubblica, Francesco Cossiga, in un'intervista a 'Qn'. ''Non e' possibile, e' probabile'' che la storia si ripeta, ha aggiunto. ''Per questo dico: non dimentichiamo che le Br nacquero perche' il fuoco non fu spento per tempo'', ha sottolineato. Quanto alla possibilita' di usare la forza pubblica espressa dal presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, Cossiga ha detto: ''Se ritiene d'essere il presidente del Consiglio di uno Stato forte ha fatto benissimo. Ma poiche' l'Italia e' uno Stato debole, e all'opposizione non c'e' il granitico Pci ma l'evanescente Pd, temo che alle parole non seguiranno i fatti e che quindi Berlusconi fara' quantomeno una figuraccia''. ''Maroni dovrebbe fare quello che feci io quando ero ministro dell'Interno'', ha continuato. ''In primo luogo -ha detto Cossiga- lasciare perdere gli studenti dei licei, perche' pensi a cosa succederebbe se un ragazzino di dodici anni rimanesse ucciso o gravemente ferito...''. ''Lasciar fare gli universitari - ha continuato - Ritirare le forze di polizia dalle strade e dalle universita', infiltrare il movimento con agenti provocatori pronti a tutto, e lasciare che per una decina di giorni i manifestanti devastino i negozi, diano fuoco alle macchine e mettano a ferro e fuoco le citta'''.

http://www.adnkronos.com/IGN/Edicola/?id=3.0.2624009030

Le botte ai manifestanti proposte da Cossiga sono magicamente sparite. Qualcuno mi potrebbe obbiettare che probabilmente in quella pagina del sito le agenzie non vengono riportate per intero. La mia risposta è che eliminando quella parte la notizia perde di senso: l'infiltrazione degli agenti provocatori serve a creare le condizioni per la successiva repressione. E, soprattutto, l'agenzia integrale nel sito non c'è. Se non fosse per i tre blogger che ho citato non ne resterebbe traccia. Dunque a chi va sul sito www.adnkronos.com viene taciuto che Cossiga ha proposto di pestare i manifestanti e farli finire all'ospedale. 

AGGIORNAMENTO DEL 26 OTTOBRE 2008 (1)

Al blogger lanciailsasso, che ha pubblicato la versione originale dell'intervista, ho chiesto dove l'ha presa e mi ha risposto così:

Dal sito del 'Quotidiano Nazionale' e da Dagospia... all'inizio erano uguali... poi non lo so che è successo... [...] La mattina che è stata pubblicata l'intervista io ricordo di averla trovata sul sito del QN perchè ne avevo letto i contenuti su Dagospia...

Dal sito del "Quotidiano Nazionale"? Io l'ho cercata il pomeriggio del 23 e non c'era. O è il blogger che ricorda male, oppure l'intervista è stata pubblicata sul sito ma tolta dopo poco tempo.

AGGIORNAMENTO DEL 26 OTTOBRE 2008 (2)

Sulla "Stampa" di oggi Barbara Spinelli cita l'intervista a Cossiga, non nella versione "addolcita" ma nella versione intermedia riportata dal blogger Unpercento:

Manca poi l’uso appropriato delle parole. Guardando agli atenei occupati, il presidente del Consiglio non vede che facinorosi, e con volto torvo (perché così torvo?) prima comunica l’invio della polizia, poi ritratta. Nel frattempo il governo parla di terroristi e fa salire le angosce, prepara al peggio, resuscita l’incubo di Bolzaneto (secondo governo Berlusconi). Il modello non è Greenspan ma i vocaboli eversivi di Cossiga, un ex capo di Stato, sul Quotidiano Nazionale: «Bisogna infiltrare gli studenti con agenti provocatori pronti a tutto, e lasciare che per una decina di giorni i manifestanti devastino i negozi, diano fuoco alle macchine, mettano a ferro e fuoco le città (...) Dopodiché, forti del consenso popolare, (...) le forze dell’ordine non dovrebbero avere pietà e mandarli tutti in ospedale. Non arrestarli, che tanto poi i magistrati li rimetterebbero subito in libertà, ma picchiarli e picchiare a sangue anche quei docenti che li fomentano» [...] La strategia non è nuova: far montare la tensione, creare un’ennesima paura che gonfia i sondaggi di popolarità. È da anni che governanti senza bussola usano la paura come dottrina e come prassi.

www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/hrubrica.asp?ID_blog=40

Invece che "infiltrare il movimento" Barbara Spinelli scrive per errore "infiltrare gli studenti". Questo mi fa pensare che non abbia fatto un copia-incolla ma una trascrizione, e dunque non abbia preso il brano da Internet.




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19 ottobre 2008

Colin Powell sostiene Obama e dice no alla demagogia anti-tasse

Il repubblicano Colin Powell, ex Segretario di Stato, ha annunciato che sosterrà Obama. Mi ha colpito la sua risposta all'accusa di socialismo lanciata da McCain al candidato democratico ("I think his plans are for redistribution of wealth. That's one of the tenets of socialism"):

Now I guess the message this week is, "We're going to call him a socialist, Mr. Obama is now a socialist, because he dares to suggest that maybe we ought to look at the tax structure that we have."

Taxes are always a redistribution of money. Most of the taxes that are redistributed go back to those who paid them, in roads and airports and hospitals and schools. And taxes are necessary for the common good. And there is nothing wrong with examining what our tax structure is or who should be paying more, who should be paying less. And for us to say that that makes you a socialist, I think is an unfortunate characterization that isn't accurate.

I don't want my taxes raised. I don't want anybody else's taxes raised. But I also want to see our infrastructure fixed. I don't want to have a $12 trillion national debt, and I don't want to see an annual deficit that's over $500 billion heading toward a trillion. So, how do we deal with all of this?

La trascrizione di ciò che ha detto Powell l'ho trovata 
qua (e questo è il video). La frase di McCain l'ho presa da qua. Powell ha parlato per la prima volta del suo appoggio ad Obama nella trasmissione "Meet the Press".




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18 ottobre 2008

Davvero l'"Economist" ha elogiato la Gelmini?

Il "Tempo" titola: "Scuola, all'estero la Gelmini piace". L'occhiello recita: "Ancora proteste ma l'Economist promuove il ministro". Nell'articolo si legge:  

Ma se in Italia aumentano le proteste dall'estero arrivano giudizi positivi sulla riforma Gelmini. A darli è, un po' a sorpresa, il settimanale Economist che, con Roger Abravanel (autore del libro Meritocrazia edito da Garzanti), evidenzia come il problema della scuola italiana è quello «di avere troppi e malpagati insegnanti».
 
Scrive il "Velino":
 
In Inghilterra il settimanale Economist scrive che la sua riforma è ottima, ma solo se i risparmi verranno reinvestiti.
 
Cominciamo dal "Tempo". Titolo e occhiello non dicono la verità: l'"Economist" non promuove la Gelmini. Per quanto riguarda il resto, in primo luogo l'articolo dell'"Economist" non l'ha scritto Abravanel, ma viene soltanto riportato il suo parere (che non necessariamente coincide con quello dell'autore dell'articolo); in secondo luogo, se è vero che ciò che dice Abravanel somiglia a ciò che dice la Gelmini, è anche vero che lui non la nomina, non fa riferimento alla sua riforma e nemmeno cita il governo; in terzo luogo, il suo parere è seguito da quello di Giacomo Vaciago, che il governo invece lo cita, ma non certo per elogiarlo: gli rimprovera di credere che basti fare tagli perché venga fuori automaticamente la qualità. E questo giudizio critico di Vaciago chiude l'articolo. Non proprio il finale che ci si aspetta da un articolo di elogio. Infatti non è un articolo di elogio.

Secondo il "Velino" l'"Economist" avrebbe definito ottima la riforma della Gelmini. Balle: che la riforma è ottima nell'articolo dell'"Economist" non c'è scritto affatto. L'articolo non si sbilancia né a favore né contro. Va inoltre aggiunto che l'autore del pezzo non vede favorevolmente il ritorno al maestro unico (vero cavallo di battaglia della Gelmini) perché studi internazionali mostrano che le scuole elementari italiane a differenza del resto funzionano bene. Il giudizio dell'articolo sulla Gelmini è sospeso: se le sue riforme dovessero essere costituite soltanto da tagli e dal ritorno al maestro unico potrebbero rivelarsi disastrose ("they could prove [...] disastrous"), però il governo promette che il 30% del denaro risparmiato sarà reinvestito nella scuola. Dunque, si sottintende, occorre vedere come saranno spesi questi soldi.

Ecco l'articolo integrale:
Schools out

AGGIORNAMENTO

Degli inesistenti elogi dell'"Economist" alla Gelmini parlano anche altre fonti di (dis)informazione, ma il
sito di "Forza Italia" è imbattibile. La critica di Giacomo Vaciago che chiude l'articolo dell'"Economist" viene sfacciatamente tradotta come se fosse un elogio.

Testo originale:

Giacomo Vaciago, an economics professor at the Catholic University of Milan, says that “although for the time being the debate is about cuts, the big problem is quality, which is random.” Presenting the latest reforms alongside Ms Gelmini, Italy’s prime minister, Silvio Berlusconi, promised that, by 2012, the best teachers would be getting a €7,000 bonus. But Mr Vaciago is unconvinced by the plans. “The present government is making cuts and hoping that the quality comes through as a result. There is no obvious guarantee it will,” he comments.

Traduzione-truffa del sito di "Forza Italia":

“Sebbene al momento attuale - ha affermato l’economista Giacomo Vaciago - il dibattito politico e’ incentrato sui tagli al settore, il vero problema della scuola e’ la qualita’ che e’ ormai sparita. L’attuale governo sta facendo tagli e puntando contemporaneamte ad ottenere un risultato di qualita’. Adesso e’ una linea che sembra non pagare ma in futuro si.




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17 ottobre 2008

Ferrara è per l'autodeterminazione femminile ed Eluana Englaro non si sa cosa voleva

Lo sostiene il radicale storico Roberto Strik Lievers, intervistato da "Tempi"

Scrive Strik Lievers:
Mi pareva che questo Ferrara proponesse: la "moratoria" come scelta in un contesto di libertà.

Giuliano Ferrara ha parlato della necessità di affermare la libertà di nascere come uno dei diritti fondamentali dell’uomo, inscrivendolo nella Dichiarazione universale in base alla quale furono costituite le Nazioni Unite. E questa fantomatica "libertà di nascere" mica riguarda solo il feto: anche gli zigoti sono titolari del medesimo diritto. Come questo demenziale diritto di nascere attribuito allo zigote si concili con la libertà della donna lo sa solo Strik Lievers. 

Strik Lievers scrive: Il caso di Eluana Englaro è problematico, perché non è affatto chiara la sua volontà...

Questa è la testimonianza di suo padre: ...ci ha detto: "Nel caso una cosa del genere dovesse succedere a me voi dovete intervenire e far sospendere questi sostegni vitali perché io provo orrore ad essere invasa in tutto e per tutto nel mio corpo da queste macchine e dalle mani altrui".

Un'ultima cosetta: Strik Lievers è al corrente che nella Costituzione c'è scritto che Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato?




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14 ottobre 2008

Gli interpreti della canzone "La compagnia"

La canzone "La compagnia" non è stata scritta da Mogol e Battisti ma da Mogol e Carlo Donida. Oltre che da Lucio Battisti e Vasco Rossi è stata cantata anche da Mina. La versione di Mina è del 1988 e fa parte dell'album "Ridi pagliaccio" (non so per quanto tempo resterà disponibile su YouTube: qualcuno aveva già provato a metterla ma era stata rimossa). Insomma, questa canzone è stata interpretata da tre cantanti popolarissimi. L'ha cantata anche Andrea Parodi quando non era ancora molto noto. 

La prima a cantare questa canzone però
è stata Marisa Sannia. La sua interpretazione è molto diversa da quelle successive. Battisti ha trasformato il brano, e gli altri interpreti sono stati tutti influenzati da lui. Non so Mina, ma Andrea Parodi e Vasco Rossi non conoscevano la versione originale e credevano fosse una canzone di Mogol e Battisti.

In cosa la versione della Sannia si differenzia dalle altre? E' accompagnata da un'orchestra, è più breve, più melodica, meno lenta, e soprattutto nelle strofe non vengono mai ripetute due volte di seguito le frasi. La ripetizione delle frasi è stata introdotta da Battisti, che ha voluto dare un'impronta un po' blues al pezzo.

In questo bel video Marisa Sannia canta dal vivo "La compagnia" nella trasmissione "Senza Rete".


 




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14 ottobre 2008

McCain e il suo carceriere

Aldo Cazzullo ha intervistato uno dei carcerieri di John McCain in Vietnam. Un'intervista che sarebbe stato meglio non fare?

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11 ottobre 2008

Secondo Christian Rocca il Trooper-Gate è una sòla

In un suo pezzo significativamente intitolato Troopersòla-gateChristian Rocca scrive:

"Ebbene, il rapporto tanto atteso dice che Palin ha violato norme etiche, visto che di mezzo c'era un familiare, ma che le ragioni del licenziamento del commissario erano soprattutto altre."

In realtà nel brano del rapporto cui Rocca fa riferimento, da lui stesso riportato (in caratteri un po' piccoli), non c'è scritto che le ragioni erano soprattutto altre ma c'è scritto che, benché non fosse la sola ragione, il rifiuto opposto da Monegan è stato verosimilmente uno dei fattori che hanno provocato il suo licenziamento da parte della Palin.

Questo è il passo in questione (tratto dal Finding Number 2):

"I find that, although Walt Monegan's refusal to fire Trooper Michael Wooten was not the sole reason he was fired by Governor Sarah Palin, it was likely a contributing factor to his termination as Commissioner of Public Safety."

A pagina 69 il mancato licenziamento di Wooten viene definito "un fattore sostanziale" della cacciata di Monegan. Dunque si può affermare tranquillamente che Rocca non scrive una cosa vera quando sostiene che "il rapporto tanto atteso dice [...] che le ragioni del licenziamento del commissario erano soprattutto altre".

Comunque è vero che il rapporto non è del tutto negativo per Sarah Palin. Nel Finding Number 1 si afferma che la Palin "abused her power by violating Alaska Statute 39.52.110(a) of the Alaska executive Branch Ethics Act"*, ma il Finding Number 2 dopo il passo già citato prosegue così: "In spite of that, Governor Palin's firing of Commissioner Monegan was a proper and lawful exercise of her constitutional and statutory authority to hire and fire executive branch department heads". Attenzione però: il rapporto non giustifica il suo comportamento ma afferma solo che, alla luce dell'autorità conferitale dalla Costituzione dell'Alaska, "è chiaro che la Governatrice Palin_poteva licenziare il Commissario Walt Monegan per quasi qualunque ragione o senza ragione" (pagina 69). Del resto lo scopo dell'indagine non era mettere in dubbio la sua autorità ma verificare se nel licenziamento di Monegan si potevano riscontrare abusi di potere o comportamenti impropri del ramo esecutivo (pagina 69).

Il rapporto ha giudicato non credibile la Palin quando si è difesa dicendo che lei e la sua famiglia temevano Wooten, poiché farlo licenziare non avrebbe garantito loro alcun beneficio in termini di sicurezza, anzi avrebbe potuto provocare ritorsioni da parte sua. In realtà secondo il rapporto lei e suo marito volevano che fosse cacciato "per ragioni personali legate alla famiglia" (pagina 67).

La cosa più divertente raccontata dal rapporto è che Monegan, alla vigilia della cerimonia del Police Memorial Day del 2008, mandò a Sarah Palin una fotografia da firmare senza rendersi conto che si trattava in realtà di una foto di Wooten, nemico numero uno di Sarah, sua sorella, suo padre e suo marito (pagina 71). Secondo il rapporto questo episodio fece sì che la Palin perdesse fiducia in Monegan.

NOTE

*Ecco ciò che secondo il rapporto la Palin ha violato: "The legislature reaffirms that each public officer holds office as a public trust, and any effort to benefit a personal or financial interest through official action is a violation of that trust."

AGGIORNAMENTO DEL 12 OTTOBRE 2008 (1)

Christian Rocca critica la versione on-line di "Repubblica" perché ha scritto: "Secondo la commissione l'unico motivo che ha portato al licenziamento di Walter Monegan era legato ad una disputa familiare". Lui però ieri ha scritto che "il rapporto tanto atteso dice [...] che le ragioni del licenziamento del commissario erano soprattutto altre". Opposte faziosità.

AGGIORNAMENTO DEL 12 OTTOBRE 2008 (2)

Che Wooten sia un mascalzone non ci sono dubbi. Rocca però scrive addirittura che "abusava del figliastro". Dunque lo violentava? Macché! In questo articolo che racconta le imprese di Wooten c'è scritto che una volta ha usato un Taser sul figliastro, ma su sua richiesta: il ragazzo, che aveva circa undici anni quando accadde il fatto, ha dichiarato che voleva dimostrare a sua cugina Bristol di non essere un cocco di mamma. Affascinato dall'arma, ha implorato il patrigno di usarla per un istante su di lui. Ha detto di aver sentito dolore per circa un secondo. La madre (sorella di Sarah Palin) si trovava al piano di sopra e urlava loro di non farlo. Anche Bristol era spaventata. Secondo Wooten il ragazzo era molto contento e avrebbe voluto ripetere l'esperimento. Se a Sarah Palin questo gioco non è piaciuto forse dovrebbe rivedere la sua posizione sulle armi.

Rocca scrive che Wooten "picchiava la sorella di SP" ma nell'articolo che ho linkato non c'è nulla in proposito: forse se ne parla da qualche altra parte. Scrive anche che Wooten "minacciava il padre della governatrice". Avrebbe dovuto scrivere "minacciò" perché anche in questo caso si tratta di un singolo episodio. Secondo l'articolo di Lisa Demer le cose sono andate così: Wooten stava rientrando a casa molto arrabbiato; sua moglie, preoccupata, ha telefonato a Sarah (mettendo il telefono in modalità "viva voce") perché potesse sentire tutto ed eventualmente essere d'aiuto. Giunto a casa, Wooten ha cominciato a urlare, dicendo alla moglie: "Ucciderò tuo padre se ti procura un avvocato". Che Wooten abbia detto questo è sostenuto da Sarah Palin, da sua sorella e da Track, figlio di Sarah, anch'egli all'ascolto. Wooten ha negato, ma un'investigazione gli ha dato torto. Non ha commesso un reato, perché non ha minacciato il suocero direttamente, ma ha violato la linea di condotta dei trooper. La Palin ha preso la macchina e si è recata a casa della sorella osservando da fuori la scena attraverso la finestra: entrambe hanno detto che Wooten era in uno stato di tensione furiosa. Un vicino che ha osservato anch'egli da fuori ha dichiarato che Wooten era arrabbiato ma la moglie non pareva molto intimorita.

Altre malefatte di Wooten sono l'aver ucciso illegalmente un alce, l'essersi comportato in modo litigioso in un bar, l'aver guidato sotto l'effetto dell'alcool (ma non è sicuro che avesse superato il limite legale: l'agente che l'ha fermato pensa di no, anche se la moglie ha detto che si è vantato di saper fingere di essere sobrio), l'aver bevuto una birra nell'auto di servizio e l'aver superato i limiti di velocità (la pericolosità per sé e per gli altri di quest'ultimo comportamento è esemplificata dalla terribile fine che ha fatto Jörg Haider, la cui auto è ridotta a un rottame).

Ripeto, sicuramente si tratta di un mascalzone che non dovrebbe fare l'agente, ma forse nemmeno la sua ex moglie lo descriverebbero come l'ha descritto Rocca: "uno che picchiava la sorella di SP, abusava del figliastro e minacciava il padre della governatrice".




permalink | inviato da mildareveno il 11/10/2008 alle 15:33 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
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