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Esperanto, sovrappopolazione e altro...


Diario


15 maggio 2013

Pansa: MSI e Radicali unici partiti non corrotti

POST SCRITTO IL 20 GENNAIO 2009

Nella puntata di "Porta a porta" di qualche giorno fa intitolata "Esiliato o latitante?" e dedicata a Craxi, Gianpaolo Pansa ha detto che l'MSI e il Partito Radicale erano i due soli partiti della prima repubblica in cui non era presente la corruzione.

Davvero l'MSI era al di fuori da tangentopoli?

Da un articolo di "Repubblica" dell'1 Dicembre 1993:

Il j' accuse è firmato da Luca Ricolfi, docente di metodologia delle Scienze Sociali all' Università di Torino e autore di una ricerca sulle autorizzazioni a procedere nei confronti dei parlamentari italiani, suddivisa per partiti e per tipo di reati, che apparirà in libreria nelle prossime settimane. "Tra tutti i partiti presenti in Parlamento", è il risultato finale dello studio, "il Msi è quello che ha in assoluto la maggior percentuale di inquisiti: il 54 per cento contro una media generale del 29,5 per cento". In realtà, i reati principali per i quali sono inquisiti i cinquanta parlamentari del Msi sono soprattutto di due tipi: quelli che Ricolfi ha raccolto sotto la voce "litigiosità", e quelli cosiddetti "di opinione", che riguardano cioè la diffamazione e l' uso dei media. Ma non mancano le richieste di autorizzazione per reati connessi a Tangentopoli: dall' abuso di potere fino alle false dichiarazioni, la media dei parlamentari missini inquisiti è del 12 per cento. Commenta Ricolfi: "E' più bassa della media degli altri partiti, che arriva al 17,6 per cento, ma non è certo così insignificante da poter permettere al partito di Fini di dichiararsi estraneo a Mani Pulite". I parlamentari del Msi si sono resi responsabili anche dei reati più gravi in assoluto, cioè l' omicidio e le stragi: la percentuale statistica è del 2 per cento, anche se ciò si riferisce ad un solo caso, quello di Massimo Abbatangelo, accusato di strage, banda armata, attentato per finalità terroristiche, fabbricazione e detenzione di ordigni esplosivi per la "strage di Natale" del 1984. "Se qualcuno sentisse dire da un esponente repubblicano o pidiessino che il suo partito è ' totalmente estraneo' alle storie di tangenti", dice ancora Luca Ricolfi, "non gli chiederebbe forse conto di un' affermazione tanto azzardata? Nessuno lo fa con i missini, nonostante che, tra i partiti rimasti all' opposizione, sia quello che può vantare il numero di parlamentari inquisiti più alto". Si tratta di una nuova teoria sul "consociativismo" dell' estrema destra rispetto al vecchio sistema di potere? Il ricercatore torinese non si spinge tanto oltre: "Io studio, non do giudizi politici. Ma ciò non mi impedisce di restare colpito quando, in piena campagna elettorale, sento agitare a tutto campo argomenti così palesemente falsi". Sommando i reati di strage, quelli collegati alle tangenti e quelli per associazione mafiosa, cioè tutte le categorie più gravi, la percentuale missina risulta ancor più prossima alla media: 16 per cento anziché 20,6 per cento. E, per Ricolfi, "comunque si facciano i conti, su tutti i reati, solo su quelli gravi o solo su quelli ricollegabili a Tangentopoli, la percentuale di missini coinvolti nelle inchieste è sempre doppia, tripla o quadrupla rispetto a quella dei due partiti eredi del Pci". Ma gli esponenti della "nuova destra" a Montecitorio e a Palazzo Madama restano, in primo luogo, soprattutto turbolenti, irrispettosi, intolleranti: la violenza privata, le percosse, l' ingiuria a pubblico ufficiale sono i reati che ricorrono più spesso nelle richieste di autorizzazione a procedere che li riguardano. In compenso, nessuno di loro è stato finora inquisito per reati di tipo economico "privato", come il furto, mentre nel resto del Parlamento la media generale è dell' 1,4 per cento. I missini si rendono infine maggiormente responsabili dei reati lievi estinguibili con una contravvenzione (2 per cento contro l' 1,6). Per un partito che si è proposto e si propone con sempre maggior vigore come l' unica forza in grado di spazzare via l' illegalità e le ruberie dei politici non c' è male davvero.

 




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14 marzo 2013

Rimborsi elettorali: i partiti dichiarano spese mai fatte

POST SCRITTO IL 10 GENNAIO 2010

In un articolo del "Mattino" sui rimborsi ai partiti si parla della differenza tra le spese dichiarate e le spese reali. Le cifre fornite sono relative alle spese strumentali (viaggi, telefono ecc.) Tra i partiti citati l'unico a uscirne abbastanza bene è il Partito Democratico, che non ha dichiarato molto più di quanto ha speso.

Ecco le cifre relative alle spese strumentali :

Partito Democratico

SPESE ACCERTATE DALLA CORTE DEI CONTI: 398.397

SPESE DICHIARATE:                                        423.696

Popolo delle Libertà

SPESE ACCERTATE DALLA CORTE DEI CONTI:  652.712

SPESE DICHIARATE:                                    15.801.955

Italia dei Valori

SPESE ACCERTATE DALLA CORTE DEI CONTI: 16.010

SPESE DICHIARATE:                                   1.027.022

Sinistra Arcobaleno

SPESE ACCERTATE DALLA CORTE DEI CONTI: 12.808

SPESE DICHIARATE:                                   2.452.441

Lega

SPESE ACCERTATE DALLA CORTE DEI CONTI: 266.589

SPESE DICHIARATE:                                        802.316

Partito Socialista

SPESE ACCERTATE DALLA CORTE DEI CONTI: 0

SPESE DICHIARATE:                          1.016.044




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16 gennaio 2013

Articolo di "Repubblica" sull'esperanto

POST SCRITTO IL 16 DICEMBRE 2009

E' usata in circa 120 paesi del mondo. E molti giovani le si avvicinano
A un secolo e mezzo dalla nascita del suo inventore, anche internet si adegua

In due milioni parlano esperanto, la lingua del paese che non c'è

di EMANUELE CERRETI

E' passato un secolo e mezzo, eppure due milioni di persone in circa 120 paesi parlano la lingua del Paese che non c'è. A crearla fu Ludwik Lejzer Zamenof, un medico oculista polacco di fine Ottocento, che si preoccupò di trovare un linguaggio global, che facesse parlare tutti, in tutto il mondo.

E' una lingua viva, dunque, nonostante quello che si potrebbe pensare di un idioma costruito a tavolino. E anche in Italia, nonostante il nostro illustre passato linguistico, l'esperanto gode di ottima salute. In particolari circostanze la Rai trasmette in esperanto su onde corte, via satellite e via internet, e il sito esperanto.it, che gode di buon successo, è solo uno dei canali di comunicazione attraverso il quale gli esperantisti italiani si tengono in contatto.

Sono parecchi anche i giovani che si avvicinano alla lingua "universale" nata in Europa. Sul sito della Gioventù Esperantista Italiana è addirittura possibile iscriversi a un corso gratuito via email. Per la sua diffusione su vasta scala, internet non può che essere un alleato. Non a caso, attraverso il web l'esperanto ha iniziato a vivere una seconda giovinezza: grazie anche a YouTube, Facebook, Twitter o Wikipedia, l'idioma ha potuto raggiungere un pubblico ancora più ampio.

Una lingua facile. Nato per essere utilizzato come seconda lingua e non per sostituire gli idiomi etnici, l'esperanto fu creato da Zamenhof con una semplicità fonetica, morfosintattica e lessicale che ne permettesse un rapido apprendimento e un facile impiego. A ogni suono corrisponde una sola lettera e a ciascuna lettera un solo suono. Non esistono consonanti doppie, non esiste differenza tra vocali aperte e chiuse, l'accento cade sempre sulla penultima sillaba, le regole grammaticali sono appena 16 e senza eccezioni.

Più d'un esperantista ha chiesto di riconoscere all'idioma di Zamenhof la dignità di lingua tra tutte quelle utilizzate in Europa, partendo dal presupposto che in alcuni contesti questa lingua potrebbe rappresentare un comodo passepartout linguistico, semplice da imparare e facile da utilizzare. Si pensi alla proposta di legge del gennaio 2009 dell'europarlamentare slovena Ljudmila Novak, che ha richiesto l'introduzione dell'esperanto quale lingua comune.

(15 dicembre 2009)

http://www.repubblica.it/2009/12/sezioni/spettacoli_e_cultura/esperanto/esperanto/esperanto.html




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16 novembre 2012

Brunetta stabilisce in anticipo la percentuale dei fannulloni

POST SCRITTO IL 17 DICEMBRE 2009

Una intelligente novità introdotta dalla riforma Brunetta riportata da lavoroediritti.it:

In ogni graduatoria il personale è distribuito in differenti livelli di performance in modo che:

•il venticinque per cento è collocato nella fascia di merito alta, alla quale corrisponde l’attribuzione del cinquanta per cento delle risorse destinate al trattamento accessorio collegato alla performance individuale;
•il cinquanta per cento è collocato nella fascia di merito intermedia, alla quale corrisponde l’attribuzione del cinquanta per cento delle risorse destinate al trattamento accessorio collegato alla performance individuale;
•il restante venticinque per cento è collocato nella fascia di merito bassa, alla quale non corrisponde l’attribuzione di alcun trattamento accessorio collegato alla performance individuale.

Che senso hanno queste percentuali fisse? E' come se un insegnante fosse costretto a dare 8 al 25% degli studenti, 6 al 50% e 4 al restante 25%.

Ci possono essere situazioni in cui tutti fanno il loro dovere egregiamente e altre in cui i meritevoli sono pochi.




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15 settembre 2012

Pannella togliattiano e Pannunzio craxiano

POST DEL 5 NOVEMBRE 2009

Oggi sul "Giornale" è uscito un articolo non firmato intitolato E Pannunzio insorse: i radicali e il Pci contro Craxi? «Alleanza di cretini».

Pannunzio è morto nel 1968 ma chi legge il titolo dell'articolo del "Giornale" è indotto a pensare che fosse un craxiano.

Il "Giornale" scrive:

Togliatti si espone direttamente per valorizzare la posizione di Pannella con una lettera al «Paese»..

Togliatti si espose, ma per dissentire da Pannella. Leggendo l'articolo del "Giornale" uno capisce diversamente.

L'intervento di Pannella e la risposta di Togliatti si possono trovare qua (non badate al titolo in alto: fate scorrere la pagina verso il basso e troverete i due pezzi).




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16 luglio 2012

Il prestigio di Berlusconi all'estero




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16 maggio 2012

La Gelmini fu sfiduciata: è un episodio da dimenticare, cancelliamolo

POST SCRITTO IL 20 SETTEMBRE 2009

Dall'"Espresso" del 16 Settembre 2009 ("E' caduta una Mariastella" di Roberto Di Caro e Denise Pardo):

Poi, nel '98, con 300 preferenze, è la prima eletta al consiglio comunale, di cui diventa presidente. La scalata è cominciata. Ma nel 2000 arriva la tegola: tre su sei dei consiglieri di Forza Italia la destituiscono con una mozione votata dagli alleati civici e dall'opposizione. Diatribe interne, raccontano: l'ala "laica" di Franco Nicoli Cristiani, allora come oggi assessore regionale, contro i cattolici di Romele.

Nel sito del governo la biografia della Gelmini non solo non accenna minimamente a questo incidente, ma afferma che è stata presidente fino al 2002:

Entrata in Forza Italia sin dal 1994, nel 1998 è stata prima degli eletti al Comune di Desenzano, ricoprendo sino al 2002 la carica di Presidente del Consiglio Comunale.

Posso capire l'omissione, ma non la balla: se è stata sfiduciata nel 2000 immagino che nel 2001 e nel 2002 il presidente fosse qualcun altro.




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8 marzo 2012

Berlusconi: sono di gran lunga il migliore

POST SCRITTO L'11 SETTEMBRE 2009

Credo sinceramente di essere stato e di essere di gran lunga il miglior presidente del Consiglio che l'Italia abbia potuto avere in 150 anni della sua storia.

Silvio Berlusconi

AGGIORNAMENTO DEL 14 SETTEMBRE 2009

Dal "Corriere della sera" del 12 Febbraio 2006:

Il leader dei Radicali Daniele Capezzone sul premier: «Berlusconi si paragona a Napoleone e Churchill. Mi ricorda la barzelletta dei due matti: uno dice "Io sono Mosè e Iddio mi ha dato le tavole della legge" e l'altro, offeso "Ma guarda che io non ti ho dato niente!". Ecco, lui potrebbe essere il secondo matto, mentre per il novello Mosè bisogna scegliere tra Bondi e Fede».

AGGIORNAMENTO DEL 29 SETTEMBRE 2009

In quest'audiovideo messo su YouTube da idvcosenzastaff c'è un taglio nascosto a 4:05 circa, dopo "E le dico". In realtà Berlusconi dice: "E le dico, mettendo in campo una vecchia esperienza che mi deriva da una mia zia" e racconta di una sua zia che si faceva i complimenti da sola perché nessuno gliene faceva. Dopo l'aneddoto sulla zia c'è la ben nota stupidaggine.

L'audiovideo senza taglio si trova qua:

http://www.youtube.com/watch?v=bIVjoPqwyxA

Tra zia e nipote però ci sono delle differenze, che sono tutte a favore della zia. Prima di tutto la zia non si vantava in pubblico ma a casa sua davanti allo specchio, e poi diceva "come sono bella", non "sono di gran lunga la più bella donna degli ultimi 150 anni".




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16 gennaio 2012

Un articolo di "Lotta Continua" citato in modo discutibile

POST SCRITTO IL 16 FEBBRAIO 2009

Nel libro di Sofri "La notte che Pinelli" è riportato un brano tratto da un articolo uscito su "Lotta Continua" il 6 Giugno 1970:

A questo punto qualcuno potrebbe esigere la denuncia di Calabresi e Guida per 'falso ideologico in atto pubblico'; noi, che più modestamente di questi nemici del popolo vogliamo la morte, ci accontentiamo di acquisire anche questo elemento [...] Questo processo lo si deve fare, e questo marine dalla finestra facile dovrà rispondere di tutto. Gli siamo alle costole ormai, ed è inutile che si dibatta 'come un bufalo inferocito che corre per i quattro angoli della foresta in fiamme'.
 
L'articolo è intitolato "Un'amnistia per Calabresi?". La frase sul bufalo è una citazione. Forse, ipotizza Sofri, si tratta di "una citazione maoista sull'imperialismo".

E' un brano certamente assai sinistro, però parla anche di una denuncia e di un processo. 
 
Esso è citato anche nel libro di Gemma Capra e Luciano Garibaldi, ma con dei tagli piuttosto tendenziosi, che fanno sparire il riferimento alla denuncia, al processo e all'"accontentarsi":
 
Questo marine dalla finestra facile dovrà rispondere di tutto. Gli siamo alle costole, ormai, ed è inutile che si dibatta come un bufalo inferocito (...) Qualcuno potrebbe esigere la denuncia di Calabresi per falso in atto pubblico. Noi, che più modestamente di questi nemici del popolo vogliamo la morte...
 
Così è molto più inquietante: chi l'ha scritto sembra pronto a sparare a Calabresi la mattina dopo. In rete si trova solo questa versione monca. Alcuni scrivono che l'autrice delll'articolo è Camilla Cederna, ma è ovviamente falso.




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14 novembre 2011

Prahistoria futbalo


El la blogo de http://www.sunflower.com/~miner/




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15 ottobre 2011

Il misterioso gesto di Luca Toni

POST SCRITTO IL 10 FEBBRAIO 2009



In un commento ad un post di Malvino ho scritto per errore che il gesto che fa Luca Toni dopo aver segnato somiglia a quello che faceva con entrambe le mani Roberto Baggio quando era al Bologna, gesto che significava "Non vi sento, esultate di più". In realtà la memoria mi ha ingannato: ho rivisto poco fa il gesto di Toni e non saprei che significato attribuirgli.

Wikipedia dà al momento questa interpretazione:

Celebre è il suo gesto dopo aver segnato un gol, nel quale muove la mano destra a coppa vicino all'orecchio destro, gesto che sta a significare: "non so se hai capito cosa ho fatto!"

Somiglia a una delle ipotesi di Malvino: "avete visto?".

Altre ipotesi
qua.

AGGIORNAMENTO DEL 16 OTTOBRE 2011

Dal "Corriere della sera" dell'1 Novembre 2005:

Una mano che ruota intorno all' orecchio: questa l' esultanza di Luca Toni a ogni suo gol. Un' idea pensata per gli amici: questo gesto, infatti, è rivolto a loro, come a dire: «Non so se rendo l' idea di quello che ho combinato»




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15 settembre 2011

Una citazione di Goffredo Parise

POST SCRITTO IL 27 AGOSTO 2009

Circola in rete questa pseudo-citazione di Goffredo Parise:

Il Veneto è la mia Patria. Sebbene esista una Repubblica Italiana, questa espressione astratta non è la mia Patria. Noi veneti abbiamo girato il mondo, ma la nostra Patria, quella per cui, se ci fosse da combattere, combatteremmo, è soltanto il Veneto. Quando vedo scritto all'imbocco dei ponti sul Piave fiume sacro alla Patria mi commuovo, ma non perché penso all'Italia, bensì perché penso al Veneto.

Era presente anche nella voce di Wikipedia dedicata a Parise ed è tuttora presente in altre voci, ad esempio in questa*.

Quando l'ho letta mi sono insospettito e ho fatto una ricerca per verificare se Parise ha scritto proprio così. Non sono riuscito a trovare il testo integrale, ma ho comunque appurato che la presunta citazione è un mezzo pasticcio in cui sono incollati assieme brandelli di frasi.

Ad esempio, dopo "questa espressione astratta non è la mia Patria" non c'è un punto, ma la frase continua:

Sebbene esista una Repubblica Italiana questa espressione astratta non è la mia Patria e non lo è per nessuno degli italiani che sono invece veneti, toscani, liguri e via dicendo.

Inoltre "Noi veneti abbiamo girato il mondo" non è l'inizio di una frase. Ecco la citazione esatta:

Ho girato il mondo fino a quando mi ha sorretto la gioventù e lo spirito di curiosità e di ansia esistenziale che, oltre a Comisso, doveva avere certamente per primo Marco Polo. Con lo stesso candore e incoscienza noi veneti abbiamo girato il mondo: ma la nostra Patria, quella per cui se ci fosse da combattere combatteremmo è soltanto il Veneto.

In quello stesso testo Parise parla anche del veneto, affermando che come scrittore la sua "patria linguistica è l'italiano" e che non ama i dialetti come lingue letterarie, anche se quando può parla "con infinito piacere il dialetto perché è la lingua della mia Patria".

NOTE

*La leverei sostituendola con una citazione esatta, ma sarebbe necessario tradurla in veneto. Non conosco il veneto e non mi va di lasciare in bianco lo spazio dedicato alla traduzione.

AGGIORNAMENTO DELL'11 FEBBRAIO 2012

In una presentazione PowerPoint che ho trovato in rete il professor Fabio Lando cita più ampiamente il brano in questione:

Il Veneto è la mia patria. Do alla mia patria lo stesso significato che si dava durante la prima guerra mondiale all’Italia: ma l’Italia non è la mia Patria e sono profondamente convinto che la parola ed il sentimento di Patria è rappresentato fisicamente dalla terra, dalla regione dove uno è nato. Sebbene esista una Repubblica Italiana questa espressione astratta non è la mia patria e non lo è per nessuno degli italiani che sono invece veneti, toscani, liguri e via dicendo...
… ho girato il mondo fino a quando mi ha sorretto la gioventù e lo spirito di curiosità e di ansia esistenziale che, oltre a Comisso, doveva avere certamente per primo Marco Polo. Con lo stesso candore ed incoscienza noi veneti abbiamo girato il mondo: ma la nostra Patria, quella per cui se ci fosse da combattere combatteremmo è soltanto il Veneto. Con il ricordo dei suoi odori di polenta che uscivano un tempo dai fumaioli delle case durante l’inverno uggioso, nebbioso e nordico, gli odori di paglia, di letame, di grano, e di fieno durante l’estate. Quando vedo scritto all’imbocco dei ponti sul Piave: “Fiume Sacro alla Patria” mi commuovo ma non perché penso all’Italia bensì perché penso al Veneto. Fuori dal Veneto per me è terra straniera e forse ostile...

(Da "Il grande libro del Veneto", a cura di E. Sturani, Mondadori, 1985)




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21 luglio 2011

Beppino Englaro: non sono abituati alle cose limpide

POST SCRITTO L'8 FEBBRAIO 2009

Il ministro Giorgia Meloni in
un'intervista sul "Giornale" ha criticato Beppino Englaro:

"Ho dei grandi dubbi sull’utilità della spettacolarizzazione che si è oggettivamente prodotta su questo caso. Ma anche per il carattere pubblico della sua battaglia."
 
Nella sua intervista sul "Pais" Beppino Englaro si dice appunto convinto che ciò che dà fastidio è che lui agisca alla luce del sole, nella legalità:
 
"Siempre me he movido en la legalidad más estricta porque no tenía otra alternativa. Si ellos quieren obstaculizar la legalidad no es algo que yo pueda controlar. Yo me defiendo con el derecho, como siempre. Si ellos quieren verificar cosas que ya han sido verificadas muchas veces significa que, por su parte, es una cosa infinita. Pero esta historia siempre ha sido clara, neta y límpida. Eso es lo que les molesta. Se ha hecho de una manera escrupulosamente legal, y ellos no están acostumbrados a manejar cosas tan limpias. No entienden qué es esa cosa tan clara de la legalidad a la luz del sol. No es culpa nuestra. Hemos hecho todo dentro de la sociedad y de la legalidad. No podemos hacer más."




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14 luglio 2011

Berlusconi invita Englaro ad aspettare

POST SCRITTO L'8 FEBBRAIO 2009

Oggi al telegiornale ho sentito che Berlusconi invita Beppino Englaro ad aspettare la legge; ha aspettato tanti anni, che aspetti ancora un altro po'. E' un invito che ha il sapore di una beffa, considerato il tipo di legge che è in arrivo. Cosa dovrebbe aspettare Englaro? Che la volontà di sua figlia venga calpestata?




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2 luglio 2011

Come convincere Obama a sostenere il matrimonio gay

POST SCRITTO IL 26 NOVEMBRE 2008

La posizione di Obama riguardo ai matrimoni gay è simile a quella di Marco Pannella (che però è motivata molto diversamente ed
assai meglio): è contrario a leggi che li bandiscano ma è restio a battersi per essi. Obama associa il tema del matrimonio omosessuale al tema dell'aborto, perché entrambi chiamano in causa il suo sentimento religioso. In un'articolo del "New York Times" viene citato un bel brano tratto dal suo libro "The Audacity of Hope":

In one of his books, “The Audacity of Hope,” however, Mr. Obama describes a conversation with a lesbian supporter who became upset when he cited his religious views to explain his opposition.
 
“She felt that by bringing religion into the equation, I was suggesting that she, and others like her, were somehow bad people,” he wrote. “I felt bad, and told her so in a return call. As I spoke to her, I was reminded that no matter how much Christians who oppose homosexuality may claim that they hate the sin but love the sinner, such a judgment inflicts pain on good people.”
 
“And I was reminded,” Mr. Obama added, “that it is my obligation, not only as an elected official in a pluralistic society but also as a Christian, to remain open to the possibility that my unwillingness to support gay marriage is misguided, just as I cannot claim infallibility in my support of abortion rights.”
 
Insomma, sostiene gli "abortion rights" ma è restio a sostenere il matrimonio omosessuale.
 
In un suo comizio del 28 Agosto Obama ha citato una serie di punti su cui Democratici e Repubblicani dovrebbero essere d'accordo (avevo già tradotto una parte di questo brano):
 
We may not agree on abortion, but surely we can agree on reducing the number of unwanted pregnancies in this country. […] I know there are differences on same-sex marriage, but surely we can agree that our gay and lesbian brothers and sisters deserve to visit the person they love in the hospital and to live lives free of discrimination. (Da http://malvino.ilcannocchiale.it/?id_blogdoc=2083351)
 
In questo caso aborto e matrimonio omosessuale sono trattati esattamente allo stesso modo. Obama dice: "So che ci sono differenze sui matrimoni omosessuali..." e si riferisce alle differenze tra Democratici e Repubblicani. Dunque, se ne deduce, i Democratici sono a favore del matrimonio gay e i Repubblicani no. E Obama è un Democratico.
 
Un attivista gay potrebbe insomma mettere in difficoltà Obama citandogli questo comizio. A me pare che il matrimonio omosessuale non abbia le implicazioni etiche che ha l'aborto. Qualunque persona con un minimo di sensibilità si augura che gli aborti diminuiscano: Obama dice infatti che vuole ridurre le gravidanze indesiderate. Non direbbe certo ai Repubblicani: dobbiamo unirci per ridurre i matrimoni omosessuali. Se sostiene gli abortion rights dovrebbe a maggior ragione sostenere il matrimonio omosessuale.




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2 giugno 2011

Eleggibilità di Berlusconi: il parere di Al Gore

POST SCRITTO IL 20 NOVEMBRE 2008

Daniele Capezzone nella puntata di "Otto e mezzo" del 14/11/2008 ha detto che secondo Al Gore "Berlusconi sarebbe perfettamente eleggibile negli Stati Uniti" nonostante le sue televisioni.

Penso che si possa dire che abbia riassunto il parere di Gore in modo un po' tendenzioso. Meglio leggere direttamente l'intervista cui Capezzone si riferisce.  

Beppe Severgnini: Giorni fa, a Perugia, ho intervistato Alastair Campbell, lo spin doctor di Tony Blair. Ha detto che in Gran Bretagna e negli USA Silvio Berlusconi sarebbe ineleggibile, a causa della sua presenza nei media.
Al Gore: Non sono d'accordo. Penso sarebbe più difficile, certo. E confesso: non mi considero abbastanza esperto di politica italiana per rispondere a questa domanda. Posso dire però che, quando Mike Bloomberg veniva considerato un possibile candidato alla presidenza, nessuno ha pensato di squalificarlo. Ma ammetto: il peso di Berlusconi in Italia è maggiore. Quindi, è diverso.
Beppe Severgnini: Io non credo che stavolta Berlusconi sia stato eletto grazie alla TV. Ma la sua posizione resta equivoca: provoca autocensure da una parte, isterismi dall'altra.
Al Gore: Mi rendo conto che questo sia un problema.
 




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22 maggio 2011

Voti scomparsi: il caso Crocicchio

Armando Crocicchio, candidato alle comunali di Milano per la lista Bonino-Pannella, risulta avere ottenuto zero voti nonostante abbia votato per sé stesso e vari amici e conoscenti assicurino di avere votato per lui.




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11 maggio 2011

Mollato perché cattolico?

POST SCRITTO IL 23 GENNAIO 2009

"Va bene gay, ma sarai mica cattolico?" è il titolo di uno dei paragrafi dell'
intervista di "Tempi" a Luca Di Tolve. Dopo essere "guarito" dall'omosessualità, Di Tolve è uscito con una ragazza, ma era una laicista e l'ha mollato perché è cattolico. Così almeno suggerisce il titolo. Ma è andata davvero così? Leggiamo:

La prima volta che mi sono ritrovato a fare delle allusioni pesanti su una collega è stata per me una situazione incredibile, assurda, gioiosa. Ho chiesto appuntamento a una ragazza. Siamo usciti e lei ha subito messo in chiaro che era a favore della pillola abortiva. Io le ho detto delle mie esperienze omosessuali, ma questo non l’ha affatto sconvolta. Quando però ho aggiunto che ero cattolico, e quindi contrario alla pillola, mi ha mollato.

Io credo che la ragazza parlasse della pillola anticoncezionale o, più improbabilmente, della pillola del giorno dopo. Non è verosimile che parlasse della pillola abortiva. Ma evidentemente per Luca Di Tolve tutte e tre queste pillole sono abortive e secondo lui un cattolico non può che essere contrario. Per fortuna la maggioranza dei cattolici la pensa diversamente.




permalink | inviato da mildareveno il 11/5/2011 alle 20:57 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa


3 aprile 2011

Sulla scarpa di Pinelli la signora Calabresi si contraddice

POST SCRITTO IL 19 GENNAIO 2009

A pagina 68 del libro di Gemma Capra e Luciano Garibaldi "Mio marito, il commissario Calabresi" (Edizioni Paoline, 1990) si afferma:

"Il giornalista Marco Massano inventa, sull'Avanti!, che la polizia avrebbe fornito ben tre versioni dei tentativi fatti per trattenere il suicida e, secondo una di tali versioni, una scarpa di Pinelli sarebbe rimasta in mano al brigadiere Panessa. Ed ecco un'istanza: si chieda al teste Benito Sichiero, giornalista de Il Giorno, presente in questura quella notte, se Pinelli avesse ai piedi una o due scarpe. Sichiero è chiamato: sì, Pinelli, dopo la caduta, aveva due scarpe e non una soltanto. Ma chi ha detto che una scarpa è rimasta in mano al brigadiere? Nessuno dei presenti. Però, se l'Avanti! lo ha scritto, qualcuno l'avrà pur detto! E così, il ridicolo e il discredito vengono gettati sulla polizia."

A pagina 71 si accenna nuovamente al "particolare della versione della scarpa rimasta in mano al brigadiere, inventato dall'Avanti!"*.

Qualche anno dopo, intervistata da Bruno Vespa, Gemma Capra dice cose completamente diverse: il particolare della scarpa le sarebbe stato riferito da suo marito la notte stessa in cui Pinelli morì.

Dal libro "La sfida" (Mondadori, 1998):

"Quando Gigi tornò, mi raccontò tutto. Mi disse che aveva interrogato Pinelli fino a un certo momento, poi era stato chiamato da Allegra che gli sollecitava una conclusione perché a Roma avevano fermato Valpreda e lui voleva andare giù con il verbale. Allegra rimproverava spesso a Gigi il suo modo di interrogare. Lui permetteva che i fermati fumassero, prendessero il caffè, andassero in bagno, si alzassero, interrompessero l'interrogatorio. Allegra era molto più rigido.
Suo marito uscì dalla stanza in cui stava Pinelli...
Sì, con Pinelli erano rimaste cinque persone, tra cui un ufficiale dei carabinieri. Mentre Gigi stava da Allegra sentì che un suo collaboratore gli correva incontro gridando: si è buttato, si è buttato. Tenevano la finestra aperta perché si fumava. Gli dissero che Pinelli si era buttato e un brigadiere aveva tentato di fermarlo, gli era rimasta una scarpa di Pinelli in mano..."

Nella sentenza di Gerardo D'Ambrosio è scritto che "Pinelli nella precipitazione perse una delle scarpe che fu rinvenuta ad una certa distanza dal corpo". Forse è stata la vista di Pinelli senza una scarpa ad ispirare la panzana.

Che Gemma Capra sia caduta così platealmente in contraddizione è veramente stupefacente, così come è stupefacente che Gerardo D'Ambrosio in un'intervista a "Sette" abbia affermato che secondo l'anarchico Pasquale Valitutti il commissario Calabresi non si trovava nella stanza quando Pinelli cadde, mentre Valitutti aveva detto il contrario e lo smentì, costringendolo a rettificare. In entrambi i casi l'intervistatore non ha avuto nulla da obiettare. 

NOTE

*Io so che fu il Corriere della sera a riportare questo particolare: solo il libro di Gemma Capra cita l'Avanti. Forse ne hanno parlato entrambi i giornali.




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14 marzo 2011

"La storia siamo noi": puntata su Calabresi

POST SCRITTO IL 20 GENNAIO 2009

Questa
è la puntata del 14 Maggio 2008 della trasmissione "La storia siamo noi", intitolata "La prima vittima. Storia di Luigi Calabresi".

La tesi del suicidio di Pinelli da tempo non è più di moda: la verità di stato è quella del malore. Ecco dunque Giampaolo Pansa che dice: "quelle finestre mi avevano sempre colpito perché hanno un'inferriata molto bassa".  Raffaele Valentini, che è stato nell'Ufficio Politico della Questura di Milano dal '68 al '74, afferma: "Adesso l'inferriata è stata rialzata per motivi di sicurezza, ma prima arrivava più in basso, poco più di 50 centimentri".

In realtà nella sentenza di Gerardo D'Ambrosio si parla di 92 centimetri.

Gerardo D'Ambrosio descrive così la caduta:

"L'ipotesi che feci io è che avesse perso l'equilibrio con l'impatto con l'aria improvviso, col fresco, e che quindi, cercando di appoggiarsi, si è piegato sulla ringhiera e ha fatto quel movimento di rotazione che coincideva perfettamente coi rami rotti che figuravano... ed ecco per quale ragione io dissi che era stato un malore".

Anche Mario Calabresi, figlio del commissario, sembra credere alla tesi del malore, e fa un'affermazione davvero sorprendente:

"E poi c'è la frase scellerata che l'allora questore di Milano dice poche decine di minuti dopo la morte di Giuseppe Pinelli. Dice: Pinelli si è suicidato cadendo da una finestra dell'ufficio del commissario Calabresi".

Frase scellerata? La tesi del suicidio non è stata sostenuta solo dal questore ma anche da Luigi Calabresi e da sua moglie Gemma Capra, che nel libro "Mio marito, il commissario Calabresi" (Edizioni Paoline, 1990), scritto assieme a Luciano Garibaldi, cerca di convincere il lettore che Pinelli si è suicidato.

La differenza è che il questore affermò che Pinelli era gravemente indiziato, mentre nel suo libro Gemma Calabresi riconosce che non c'entrava con la strage di Piazza Fontana. Se però si considera Pinelli una brava persona diventa un po' difficile spiegare il perché del presunto suicidio. D'Ambrosio infatti afferma che Pinelli probabilmente si trovava, per via dell'interrogatorio, in una situazione di disagio, "ma non tale da indurlo al suicidio"; la sua tesi però è altrettanto poco convincente: se è stato un malore perché han detto che si è suicidato?




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